Braccagni 22/2/11: Dichiarazioni del Sindaco Bonifazi

Dichiarazioni fatte dal Sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, in occasione dell’incontro pubblico voluto dai comitati locali per discutere del ventilato progetto di un Polo Logistico Intermodale di 33 ettari ubicato nella frazione Braccagni.

Questa questione del Polo Logistico presenta tante tipicità, e questo l’ho detto, tipicità che sono di un piano che, evidentemente, chi propone alla amministrazione non ha rappresentato in tutte le sue forme e aspetti al di la del luogo in cui si va a inserire: l’aspetto economico, l’aspetto dell’impatto ambientale, l’aspetto di un polo che, diciamo, in qualche modo contiene tutto.
Però, come giustamente diceva Giancarlo, quando si parla di un Polo Logistico e di questo si è parlato da tanti anni si parla di tutte queste cose, non è che si parla di un Polo Logistico dove io ci vedo soltanto un aspetto che mi può interessare e non di altre cose. Si parla di un Polo che prevede tutto, anche la autoalimentazione energetica, tant’è che era prevista una centrale elettrica a bio masse. Il discorso dell’agro-alimentare è un discorso che si può fare se, diciamo, è prevista la possibilità di utilizzare lo scalo ferroviario, sono state viste alcune ipotesi. Si può fare anche in un altro luogo se non è sufficientemente valido quello scalo ferroviario. Perché questa autorizzazione ancora non è stata data a livello di Trenitalia. La autorizzazione non la può dare neanche Trenitalia, perché l’autorizzazione la rilascia il responsabile della logistica nazionale. E’ chiaro che se viene meno l’aspetto dello scambio ferroviario, come diceva prima Andrea che faceva altre ipotesi, ma noi abbiamo visto anche altre che vanno più verso Sud, verso Grosseto.
Allora il programma sta sul fatto di che cosa: che noi si devono naturalmente cercare di introdurre delle filiere che riguardano i settori portanti che sono due nel nostro territorio che sono: il settore dell’agricoltura e il settore del turismo.
Perché non tutti come me lavorano nel pubblico impiego. La maggior parte della nostra popolazione lavora nel settore pubblico, nel pubblico impiego, non so se mi spiego.
Se noi domandiamo ai grossetani quale è il primo problema che hanno, 60 su 100 diranno che è il lavoro. Con questo non significa che si deve distruggere il territorio, il territorio in senso generale. Però bisogna porsi il problema di quale modello di sviluppo abbiamo. Perché il libero professionista, naturalmente l’artista, l’artigiano, l’imprenditore e così via, ci sono anche queste… parlando di 31000 piccole aziende nel territorio. Allora noi dobbiamo creare anche queste condizioni. Quindi il ragionamento va visto nel senso più ampio del termine.
Aver, in qualche modo attivato un percorso partecipativo, può essere questo il discorso?
In ritardo?
Può essere questo il discorso?
Cioè quindi anche di sentire maggiormente quelle che sono le necessità su ogni argomento che deve essere portato avanti?
Se questo qui è il discorso, la necessità, è stata una carenza?
Bene, se ne prende atto, non è che si fanno sempre bene le cose.
Di conseguenza il progetto PILT è un progetto che non sta in piedi, fino a oggi, è un progetto che non sta in piedi da tanti punti di vista. Probabilmente non sta in piedi nemmeno la società che, diciamo, che ha, che pensava di fare un investimento così ampio. Quello che a noi interessa è il settore agro-alimentare. Si può emendare il Piano Urbanistico si può fare, se non c’è un soggetto e un progetto che come ho detto prima con tutte le criticità che venivano evidenziate prima. Le criticità che sono state dette e che l’Arch. De Bianchi ha provato a esplicitare, naturalmente utilizzando purtroppo il linguaggio che la pubblica amministrazione italiana ha oggi se non ci sono le condizioni non si fa. Tutto qui. Capito?
Quell’area ha delle criticità per poter fare questo tipo di intervento. Se noi però non riusciamo ad avere lo scambio ferroviario è chiaro che a quel punto fa decadere anche eventualmente l’ubicazione. Non so se mi spiego.
Sembra che gli amministratori siano un gruppo di cialtroni e di pellegrini, capito?….
Loro non sanno niente perché il progetto è stato presentato soltanto a livello regionale e per essere approvato deve essere portato a livello nazionale.
Le cose si valutano e si vedono e si portano avanti.
Questi aspetti li valuteremo più a fondo e attiveremo ancora di più il percorso partecipativo.
Quindi non è un discorso di chiudere la porta o di dire questo è quello che si fa e si porta avanti.
Ci saranno ancora delle valutazioni da fare e poi, naturalmente, l’amministrazione farà le sue scelte e su quello sarà valutata.

Il giorno dopo, 23 febbraio, in assoluto silenzio è stata adottata la “Variante al Piano Strutturale per adeguamento al quadro normativo regionale – Adozione ai sensi dell’art. 17 L.R.T. 1/2005 e s.m.i.” che permetterà l’inserimento del progetto PILT nel Regolamento Urbanistico.

Il 28 marzo, 34 giorni dopo, il Regolamento Urbanistico è stato adottato.

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