Corriere – Scatta la rivolta anche contro il polo di Braccagni

Corriere, Grosseto 5 – 27/7/2010
Spunta l’appello per la Maremma, ma firme sono di persone residenti fuori provincia

GROSSETO – Annunciato da giorni, ieri si è materializzato. L’appello urgente per la Maremma, contro il polo logistico di Braccagni e, più in generale, contro la “colata di interventi industriali e paraindustriali, che finiranno con snaturare” la Maremma, è servito. A sottoscriverlo, per il momento, 89 fra persone e associazioni, la gran parte delle quali fuori provincia, se non fuori Toscana. Un elenco di nomi con tanto di titoli e qualifiche da Vìterbo a Firenze, passando per l’Abruzzo, Padova, Urbino, Ragusa, Roma, Milano, Bologna, un ex sindaco di San Giovanni Valdarno, Bergamo, addirittura New York. Di sottoscrittori che vivono in provincia di Grosseto? Una trentina. Tutti gli altri sottoscrittori vivono altrove, ma evidentemente la Maremma deve essere talmente amata (più che amara) da suscitare una mobilitazione lungo tutto lo Stivale. Nell’appello si legge che “…con il nuovo Ptc (Piano territoriale di coordinamento) l’attuale presidente della Provincia annuncia che ‘la gran parte del territorio passa da esclusiva a prevalente funzione agricola”. Come prima conseguenza – secondo i sottoscrittori – “…la liberalizzazione del 90 per cento del territorio agricolo per l’installazione di fotovoltaico a terra (con conseguente cambio di destinazione d’uso da agricolo a industriale) e la destinazione di nuove aree agricole a insediamenti industriali”. Nell’appello si denuncia “il consumo di territorio” e si segnala “come caso emblematico” Braccagni.” Tra i numerosi impianti in progetto – si legge – nell’appoderamento storico degli Acquisti stanno per essere installati circa 20 ettari di pannelli fotovoltaici a terra (…). A ciò si aggiunge, sempre nella frazione di Braccagni, fino a comprendere parte del comune di Roccastrada, la cementificazione di ben 200 ettari di terreni agricoli per realizzare poli logistici intermodali fieristici e industriali di vario genere, lontani dalle reali vocazioni di questo territorio, ma volti solo a soddisfare interessi momentanei con danni irreversibili del bene comune. Inoltre la zona rientra in un’area di 247 km quadrati su cui sono già stati concessi permessi di estrazione di metano e forse petrolio”. Nell’appello si fa presente che queste aree sono “terreni fertili”, sono “zone a rischio alluvione, nonché siti in cui è stata rilevata la presenza massiccia di materiale archeologico”. La richiesta “a tutte le persone dotate di buonsenso” è di “aderire all’appello e aiutarci a diffondere quanto sta accadendo in Maremma. Per fermare ulteriori colate di cemento e bloccare la distruzione di un paesaggio espressione di profonda identità culturale”.

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