Fermiamo lo stupro del paesaggio

di Oliviero Toscani – fonte: Il Fatto Qotidiano, 18/7/2010
Dobbiamo fermare lo stupro del paesaggio italiano. A fronte dell’ambientalismo a parole che prolifera a destra come a sinistra, proprio in questi giorni vediamo quanto il nostro patrimonio venga minacciato in maniera bipartisan. Vittorio Sgarbi ha messo in guardia dall’abominio di pale eoliche e pannelli fotovoltaici trasformati da simbolo di energia pulita in strumento di devastazione dei terreni agricoli e delle campagne italiane. La buona intenzione delle rinnovabili lascia il posto alla paradossale speculazione delle aziende (a volte in odore di mafia o malaffare) che pur di incassare sovvenzioni e rimborsi statali o europei sradicano interi campi di ulivi, vigne o coltivazioni che rappresentano il simbolo dell’eccellenza del nostro Paese in tutto il mondo. Succede con amministratori locali di destra e di sinistra. Agli ultras del pannello chiedo: perché violentare i campi quando si possono “sacrificare” superfici già edificate? Ci sono migliaia di edifici pubblici disseminati in tutta Italia: ministeri, caserme, scuole provinciali e comunali, sedi degli enti locali, sedi (tante) degli enti inutili. Invece di distribuire soldi a chi sventra la campagna italiana, lo Stato metta a disposizione i tetti dei suoi palazzi. Prendete la Farnesina, sede del Ministero degli Esteri: un palazzone rettangolare da 720mila metri cubi, esposto al sole di Roma Nord, che potrebbe diventare una centrale fotovoltaica perfettamente funzionante, salvando la campagna di Salemi che Sgarbi giustamente difende. Ma la battaglia di Vittorio non ha purtroppo tanti emuli: i massacri paesaggistici sono compiuti dalle giunte locali di ogni colore, dalla Toscana alla Sicilia, come abbiamo documentato con il “rotolone” fotografico degli scempi inaugurato a Petra, gioiello dell’architettura enologica dell’Alta Maremma, per la campagna del “Nuovo Paesaggio Italiano” lanciata insieme a Salvatore Settis e ad un gruppo di volenterosi tra imprenditori, architetti, paesaggisti. Proprio il professor Settis ha acceso i riflettori su un altro attacco pesante al nostro patrimonio territoriale: l’emendamento alla Manovra che annacqua la “d.i.a.” (dichiarazione inizio attività) dando campo libero a costruzioni e abusi anche in territorio vincolato senza nessun controllo preventivo. Avanti di questo passo, le bellezze del nostro Paese rimarranno ancora visibili solo in cartolina o nello spot del Ministero del Turismo con la voce da Berlusconi.

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