Tirreno – Etruschi o non Etruschi il polo logistico deve essere fatto

di G. Fior
Arriva il Piano Territoriale: La Provincia lo prevede nonostante il possibile “stop” dalla Soprintendenza
Marras: «Polo logistico strategico e Braccagni è il sito più indicato»

GROSSETO. È strategico per la Maremma e la Provincia, con il Ptc, lo mette in testa agli obiettivi da realizzare. Ma sul polo logistico di Braccagni, che promette centinaia di milioni di investimenti e parecchie centinaia di posti di lavoro, c’è una grossa ombra: il possibile stop della Soprintendenza alle belle arti, preoccupata per alcuni ritrovamenti archeologici avvenuti a poca distanza da dove dovrebbe sorgere.
«È chiaro spiega Marras – che il Ptc non può localizzare” esattamente un’infrastruttura. Ma per noi il polo logistico, a fianco dell’area industriale e del polo fieristico, è strategico. E certo non è pensabile di farlo altrove, visto che li ci sono ferrovia e autostrada e anche l’aeroporto è a due passi. Posti cosi buoni non ce ne sono molti».
Insomma, Etruschi o non Etruschi, per Marras il polo logistico deve essere fatto. «Sia chiaro, non vogliamo farlo su una necropoli, non ci pensiamo proprio. Ma il sito scelto è adesso in fase di Vas (valutazione ambientale strategica, ndr) e l’università di Siena» con la propria accuratissima “carta archeologica”, ci ha fatto uno studio e non ha trovato nessun problema. Insomma, non vedo grossi ostacoli alla realizzazione di un’opera che può essere davvero il motore della Maremma».
Fra l’altro il polo logistico è destinato a diventare qualcosa di interesse sovra-provinciale; «Ci sono già le premesse per farlo diventare uno dei cinque poli italiani per l’agro alimentare, un punto di partenza per l’internazionalizzazione non solo dei nostri prodotti, ma di quelli di tutta l’Italia centrale. E questo grazie alla ferrovia e in futuro, anche all’aeroporto».
Non sarà uno stoccaggio di container, ma un polo a servizio della spedizione: «Fornirà servizi, come la dogana, il confezionamento, tutto quanto è legato alla spedizione delle merci. Prima di contestarlo, credo che vada ben conosciuto. Magari anche rendendosi conto di quale straordinaria opportunità è per la nostra economia».
Eppure sembra che già stiano nascendo comitati. La sindrome che gli americani chiamano Nimby (not in my backyard, “non nel mio cortile”) colpisce spesso in Maremma: «Io credo che la gente debba capire bene di cosa si tratta. Lo spiegheremo, è un’opera fondamentale. Se poi ci sono dei “no” ideologici, contro quelli non possiamo fare niente. Anche il mio non è un “si a prescindere”, ma è misurato alla straordinaria occasione di valorizzazione dell’area».

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